La Consulta Nazionale dei CAF esprime forte preoccupazione a seguito della pubblicazione del decreto, che rende operativo il taglio dei compensi per le attività svolte nel 2025. Si tratta di un intervento che, per modalità e tempistica, presenta un elemento particolarmente critico: la sua applicazione incide su prestazioni già effettuate e concluse, configurando di fatto un effetto retroattivo.
Le attività relative alle dichiarazioni fiscali 2025 sono state infatti pianificate, organizzate e realizzate dai CAF sulla base di un quadro normativo e di risorse definite in precedenza. Intervenire ex-post su tali condizioni significa incidere direttamente sul principio di affidamento, che rappresenta un elemento fondamentale per qualsiasi sistema regolato e stabile.
Il sistema dei CAF rappresenta da oltre vent’anni uno dei pilastri del rapporto tra cittadini e amministrazione fiscale. Attraverso la loro attività, milioni di contribuenti – in particolare lavoratori dipendenti e pensionati – possono adempiere ai propri obblighi fiscali in modo corretto, assistito e sicuro. Allo stesso tempo, lo Stato beneficia di un sistema capillare, efficiente e altamente qualificato, in grado di garantire la qualità e l’affidabilità dei dati trasmessi. I CAF operano in un quadro di responsabilità diretta e rilevante: un’attività quotidiana estremamente complessa, che richiede controlli puntuali su una mole imponente di documentazione: spese sanitarie, scolastiche, assicurative, interventi edilizi, certificazioni reddituali e molte altre voci che devono essere verificate e coerentemente ricondotte ai dati dichiarati.
Dietro a questo lavoro vi è un’organizzazione articolata, composta da oltre 50.000 addetti distribuiti su tutto il territorio nazionale, sostenuta da investimenti continui in formazione, sistemi informatici e coperture assicurative. Si tratta di costi strutturali rilevanti, necessari per garantire standard di qualità e affidabilità richiesti dall’ordinamento.
L’intervento sui compensi, oltre a ridurre ulteriormente un valore già significativamente compresso negli anni, introduce un elemento di incertezza che incide sulla sostenibilità complessiva del servizio. Il rischio concreto è che tali effetti si riflettano, nel tempo, anche sui cittadini, attraverso un possibile aumento dei costi o una riduzione della capillarità del servizio.
L’auspicio è che si possa avviare un confronto costruttivo con le istituzioni, finalizzato a ristabilire condizioni di certezza, sostenibilità e pieno riconoscimento del valore di un servizio che continua a svolgere un ruolo fondamentale nel funzionamento del sistema fiscale italiano.


