Slitta di sette mesi la decorrenza dell’incentivo al posticipo del pensionamento per i lavoratori dipendenti che maturano «Quota 103» (62 anni e 41 anni di contributi) nel 2024 e che decidono di rimanere in servizio. Per i dipendenti del settore pubblico l’attesa sarà di ben nove mesi dalla maturazione dei requisiti. Lo comunica l’Inps nel messaggio n. 1107/2024 in cui spiega che il differimento deriva dall’allungamento delle finestre mobili operato dalla legge n. 213/2023 (legge di bilancio 2024).

L’incentivo, previsto dall’art. 1, co. 286-287 della legge n. 197/2022 e disciplinato dal decreto 21 marzo 2023 (GU n. 110/2023) riguarda i lavoratori dipendenti, del settore pubblico o privato, che hanno raggiunto entro il 31 dicembre 2023, i requisiti per la cd. «Quota 103» (cioè 62 anni di età e 41 anni di contributi) se scelgono di restare sul posto di lavoro. Consiste nella facoltà di chiedere al datore di lavoro la corresponsione in busta paga della quota di contribuzione a loro carico, cioè il 9,19% di regola, anziché destinarla al finanziamento della pensione. Per effetto della scelta, in sostanza, la busta paga sale (l’incentivo si cumula, peraltro, con la cd. «riduzione del cuneo fiscale») e la pensione si riduce leggermente per via della minore contribuzione versata durante il periodo «incentivato»

Il beneficio, come noto, si applica a partire dalla prima decorrenza utile della pensione «Quota 103». Chi ha maturato i requisiti entro il 31 dicembre 2023, pertanto, può fare domanda decorsi tre mesi (sei mesi per il pubblico impiego) atteso che era questo il periodo di differimento originario nell’erogazione del primo rateo pensionistico. Chi li matura, invece, tra il 1° gennaio 2024 ed il 31 dicembre 2024 soggiace ora ad un’attesa pari a sette mesi (nove mesi se dipendente del pubblico impiego) dalla maturazione dei requisiti (62 anni e 41 anni di contributi). Ciò perché la legge n. 213/2023, nel disporre la proroga nel 2024 di «quota 103» ha allungato la finestra mobile in tal guisa.

  • 2 agosto 2024, per i lavoratori dipendenti di un datore di lavoro privato, ove il trattamento pensionistico sia liquidato a carico della Gestione esclusiva dell’AGO;
  • 1° settembre 2024, per i lavoratori dipendenti di un datore di lavoro privato, ove il trattamento pensionistico sia liquidato a carico di una Gestione diversa da quella esclusiva dell’AGO;
  • 2 ottobre 2024, per i dipendenti delle pubbliche Amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, ove il trattamento pensionistico sia liquidato a carico della Gestione esclusiva dell’AGO;
  • 1° novembre 2024, per i dipendenti delle pubbliche Amministrazioni di cui all’articolo 1, comma 2, del D.lgs n. 165/2001, ove il trattamento pensionistico sia liquidato a carico di una Gestione diversa da quella esclusiva dell’AGO.

Si rammenta che se la finestra si è già aperta al momento della domanda si applica, invece, dal primo giorno del mese successivo alla domanda. E dura sino al raggiungimento dell’età di vecchiaia (67 anni) salvo l’interessato non vada in pensione prima (es. con i requisiti di Quota 103, Opzione Donna, Pensione anticipata).

La domanda

Le istanze possono essere presentate:

  • direttamente dal sito internet Istituzionale Inps, accedendo tramite SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale) almeno di Livello 2, CNS (Carta Nazionale dei Servizi) o CIE (Carta di Identità Elettronica 3.0), seguendo il percorso “Pensione e Previdenza” > “Domanda di pensione” e proseguendo all’interno dell’area tematica “Domanda Pensione, Ricostituzione, Ratei, Certificazioni, APE Sociale e Beneficio precoci”;
  • utilizzando i servizi telematici offerti dagli Istituti di patronato riconosciuti dalla legge;
  • contattando il Contact Center Integrato al numero verde 803164 (gratuito da rete fissa) o al numero 06164164 (da rete mobile a pagamento in base alla tariffa applicata dai diversi gestori).

All’interno dell’area sarà necessario selezionare il prodotto: “Verifica del requisito per l’accesso all’incentivo al posticipo del pensionamento”. La facoltà, una volta esercitata, è comunque liberamente revocabile.